Covid: il settore non ci sta più. Manifestazioni in tutte le regioni contro il governo

Manifestazioni in tutte le regioni e class action contro il governo, colpevole di non aver indicato una data di ripresa per i matrimoni e gli eventi privati.

Covid: il settore non ci sta più. Manifestazioni in tutte le regioni contro il governo
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È successo di nuovo. Nel Decreto Riaperture il governo ha di nuovo dimenticato il settore dei matrimoni e le reazioni già sono iniziate.
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Lunedì 26 aprile sono previste manifestazioni in tutte le regioni e class action contro il governo, colpevole di non aver indicato la data di ripresa per i matrimoni e gli eventi privati, data che tutto il settore stava aspettando da più di un anno.
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Le manifestazioni si terranno lunedì 26 aprile dalle 12 in tutti i capoluoghi di regione: a Roma davanti a Montecitorio, nelle altre città davanti alle sedi delle Giunte regionali. Oltre agli operatori economici del settore parteciperanno anche coppie di sposi giunte al terzo o quarto rinvio, giovani che non potranno festeggiare la laurea e numerose altre categorie penalizzate dal divieto.
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Unanime, la confederazione che raccoglie 15 associazioni del comparto, annuncia l’adesione alle manifestazioni indette dall’associazione “Insieme per il Wedding di Stefania Vismara” lunedì prossimo e lo fa con queste parole “Dopo 14 mesi di inattività con conseguente calo del fatturato del 90 percento non possiamo tollerare la totale mancanza di considerazione per il nostro settore da parte del governo. La stagione dei matrimoni è alle porte: non avere ancora una data per la ripartenza significa bruciare mesi di lavoro che rappresentano una boccata d’ossigeno per le nostre 50mila imprese, per i 500mila lavoratori e per decine di migliaia di coppie di sposi costretti all’ennesimo rinvio”.
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Serena Ranieri, la presidente di Federmep incalza “Pare evidente che la strategia in atto è quella di dividere categorie economiche di questo Paese, dando vita a palesi e inaccettabili discriminazioni. Noi – spiega  – rispondiamo mettendo da parte le etichette associative e unendo le forze. Con il solo obiettivo di salvare le nostre attività, i posti di lavoro, il patrimonio di professionalità riconosciuto in Italia e all’estero. Non è più tollerabile l’atteggiamento paternalistico di uno Stato che non si fida di attori economici che hanno dimostrato e dimostrano responsabilità, come attesta il nostro protocollo per la ripartenza”.
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Oltre ai presidi le associazioni che fanno parte di Unanime stanno dando vita a una class action impugnando numerosi articoli della Costituzione, dal riconoscimento della pari dignità sociale, al diritto al lavoro, all’inviolabilità della libertà personale.
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“La class action, aperta anche agli operatori economici non iscritti alle nostre associazioni – spiega Silvia Daniele – Presidente WPI  – è la legittima richiesta di risarcimento nei confronti di governi inadempienti e sordi di fronte al grido lanciato da decine di migliaia di imprese. Così come risarcimenti saranno presentati dalle coppie provate psicologicamente ed economicamente da questa non più sostenibile incertezza”.
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“Con il nostro lavoro non produciamo solo ricchezza, ma valorizziamo i territori e le eccellenze locali, creiamo identità sociale. Non darci modo di riprendere in sicurezza le nostre attività significa gettare al macero questo patrimonio. Rivolgiamo un appello a tutti i presidenti delle Giunte regionali: scendano in piazza con noi per far comprendere al governo che non considerarci è un errore foriero di gravi conseguenze”, conclude Vitantonio Marzano Presidente PWPA.
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