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Il matrimonio celtico di Isabella e Giovanni

L’uomo è un tempio. La donna il sacrario.

Dinanzi al tempio ci scopriamo;

davanti al sacrario ci inginocchiamo.

Victor Hugo

Noi di Zankyou amiamo l’amore. Di qualsiasi tipo esso sia. E in qualsiasi formi si palesi in un matrimonio. Proprio per questo, oggi, abbiamo deciso di eclissarci e di lasciare la parola a una sposa lettrice del magazine che ha deciso di raccontarci il suo grande giorno. Un matrimonio speciale celebrato con un rito ancora forse poco noto in Italia. Ecco a voi il diario delle nozze di Isabella e Giovanni e del loro matrimonio celtico, con la voce narrante della sposa!

Foto: Maurizio Gallucci, Elena Strada

La cerimonia

“Il matrimonio è da sempre oggetto di attenzioni, anche e soprattutto in questo periodo storico dove stiamo assistendo a cambiamenti epocali nel modo di riconoscere e concepire la famiglia. Tuttavia, nel tentativo di allargare i confini della tolleranza aprendo le porte al riconoscimento delle unioni civili, si rischia, senza rendersene conto, di scivolare nella ruota della legittimazione a tutti i costi e di dimenticare in un angolo quello che dovrebbe essere l’aspetto portante del matrimonio. Se da una parte sono ben lieta per il raggiungimento di tale traguardo, dall’altra mi chiedo perché non si tuteli e difenda con la stessa forza l’aspetto spirituale dell’unione, che invece dovrebbe essere il motivo trainante di due persone che si amano. Se esiste la libertà di sposarsi o unirsi civilmente, così non è invece per la scelta spirituale che risulta omologata sulla lunghezza d’onda cattolico-cristiana, non perché esista una censura a celebrare matrimoni di altri culti, ma semplicemente perché organizzare un matrimonio che non sia convenzionale diventa una sfida ideologica oltre che creativa. Inoltre la società in generale non risulta preparata ad altre forme di unione, tanto che la prima cosa che le persone ti chiedono se dici che ti sposerai con rito pagano è “ma questo matrimonio vale?” (leggasi, siete davvero sposati?).

Palazzo Ronchelli

Il matrimonio celebrato secondo altri culti viene quindi immancabilmente definito matrimonio simbolico con l’intento di sminuirne il valore ed i contenuti solo perché lo stato non lo riconosce. Mi permetto di dire che forse la vera rivoluzione sarebbe quella di abolire l’ingerenza dello stato nelle unioni d’amore e lasciare ai singoli la libertà di stipulare dei patti notarili definendo gli aspetti di regolamentazione patrimoniale della coppia. Bisognerebbe avere il coraggio di scorporare l’aspetto di regolamentazione da quello celebrativo, riservando a quest’ultimo il vero posto d’onore. Noi l’abbiamo fatto. Entrambi pagani e determinati ad evitare le strettoie del matrimonio civile, abbiamo stipulato un patto di convivenza da un notaio di fiducia e scelto per la celebrazione delle nostre nozze avvenute il 20 marzo, un rituale celtico. Volevamo un matrimonio speciale e ce l’abbiamo fatta!

Fiorista Colombo
Fiorista Colombo
Palazzo Ronchelli

Il matrimonio celtico, o Handfasting è un rituale che chiama in causa tutte le forze naturali che regolano l’universo: fuoco, terra, acqua e aria. La parola Handfasting significa letteralmente “legamento delle mani“. Infatti un passo fondamentale della cerimonia nuziale è il legamento delle mani degli sposi con un nastro che acquisisce un valore simbolico di unione, che secondo la visione pagana, va oltre la dimensione terrena. A differenza del concetto secondo il quale l’unione è “fino a che morte non vi separi” l’unione pagana si spinge oltre e gli sposi si promettono amore in questa vita e in quelle che verranno. Il paganesimo può a mio avviso, definirsi la forma di spiritualità più naturale per l’essere umano poiché contempla, oltre al forte legame con la natura, anche una visione politeistica della spiritualità e mentre lo fa restituisce all’essere umano la possibilità di liberarsi da un giogo dogmatico ultramillenario. Le religioni parlano per archetipi, ed è chiaro che in una dimensione monoteistica non c’è spazio per le sfumature, quando invece ognuno di noi ne è pieno. Essere pagani per noi significa riconoscere la bellezza e la varietà delle sfumature che compongono la nostra natura, ed accettarle tutte, anche quelle oscure. Ecco perché un rituale pagano per celebrare le nostre nozze ci è sembrata la scelta di cuore più giusta per noi. Inoltre…

Foto: Maurizio Gallucci, Elena Strada

…sentirsi pagani significa anche riconoscere, rispettare e proteggere per quanto è possibile ogni aspetto di Madre Natura. Nel nostro matrimonio abbiamo cercato di essere coerenti con questo pensiero ecosostenibile creando gran parte delle decorazioni con materiale di riciclo opportunamente trasformato, scegliendo un luogo per la cerimonia che potesse anche ospitarci per il banchetto e ridurre al minimo gli spostamenti di mezzi di trasporto, privilegiando un menù tradizionale, cucinato in casa direttamente dai proprietari e con materie prime provenienti da aziende agricole e allevatori locali.

Foto: Maurizio Gallucci, Elena Strada
Foto: Maurizio Gallucci, Elena Strada

Ma ecco i passi salienti della celebrazione:

1. Viene tracciato un cerchio (sul pavimento o manto erboso sul quale sarà celebrato il rituale) con foglie e fiori del diametro di almeno 3 metri.

2. All’interno del cerchio è presente un tavolo che fungerà da altare.

3. I colori delle nozze pagane sono il bianco e il rosso.

4. Il rituale prevede la legatura delle mani degli sposi con un nastro solitamente confezionato nei colori rituali.

5.  Invece di ostia e vino, i pagani celebrano durante il rituale con l’idromele, la bevanda sacra agli Dei, e biscotti alla lavanda, rigorosamente artigianali.

6. Gli sposi scelgono prima delle nozze una pietra, sia essa un sasso di fiume, una pietra preziosa o un minerale (nel nostro caso abbiamo scelto un’ossidiana) che verrà portata sull’altare: quella è la “pietra testimone” ovvero un simbolo attraverso il quale si promette di impegnarsi a rendere l’unione solida e stabile.

7. Al termine della cerimonia gli sposi effettuano insieme il “salto della scopa” simboleggiando l’intento di affrontare e superare insieme le difficoltà della vita.

Foto: Maurizio Gallucci, Elena Strada

Per l’abito da sposa desideravo qualcosa di semplice fatto di tessuti naturali, ed ho trovato quello che faceva a caso mio, confezionato su misura ed ispirato ai modelli celtici con elegante manica a farfalla e tessuti naturali, cucito con amore e cura. Il banchetto nuziale si è svolto nella sala da pranzo di Palazzo Ronchelli, una dimora storica sita a  Castello Cabiaglio che ospita, tra le altre meraviglie, anche un albero di glicine che con i suoi  400 anni di vita è il più vecchio d’Europa. E per conludere, un grazie speciale a  Simona e Tullio, proprietari di Palazzo Ronchelli, che ci hanno deliziato il palato con cibi pieni di  amonia e semplicità”.

CREDITS

Location: Palazzo Ronchelli | Florist: Fiorista Colombo | Gioielli sposa: Stella Nera | Sacerdotessa: Monica Jay Casalini | Abito da sposa: Tela di Maya

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