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E se il matrimonio salta? Ecco gli obblighi legali di una promessa non mantenuta

Oggi con la nostra esperta tocchiamo un tema delicato, che vorremmo non riguardasse nessuno dei nostri lettori. Dopo avervi proposto una guida per organizzare un matrimonio all’estero, un prontuario completo per celebrare un rito civile ed un memorandum relativo al corso pre-matrimoniale per chi si sposa in chiesa, vediamo come comportarsi qualora la promessa venga infranta.

Foto via Shutterstock

Il nostro codice civile, costituente la raccolta fondamentale delle leggi del nostro Paese, disciplina le conseguenze che si verificano qualora i futuri sposi decidano, poco prima della celebrazione del matrimonio, di non sposarsi.
Tralasciando in tale sede le conseguenze sotto il profilo psicologico, morale ed anche sociale che si possono determinare qualora si verifichi una situazione di tal tipo, cerchiamo di capire insieme invece gli effetti legali che si possono determinare. Ciò nella piena consapevolezza che la conoscenza a volte, anzi spesso, salva.
E’ opportuno precisare che la promessa di matrimonio è destituita di qualsiasi effetto vincolante, essendo inconcebile, prima ancora che nel diritto, nella coscienza sociale, un vincolo a contrarre matrimonio, ed essendo la libertà matrimoniale diritto fondamentale della persona ed espressione della libertà e dell’autonomia di ciascuno di noi. La libertà matrimoniale va ascritta, infatti, in ambito costituzionale tra i diritti inviolabili dell’uomo.

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Pertanto il comportamento del/della nubendo/a promittente che si scioglie dalla promessa, essendo – si ribadisce- espressione di quel diritto personale fondamentale che è la libertà matrimoniale, non può essere mai qualificato in termini di illiceità vale a dire che di per sé la rottura della promessa di matrimonio, anche se fatta senza “giusto motivo” non è mai antigiuridica perché non è mai produttiva di danni ingiusti. La promessa di matrimonio, disciplinata dagli articoli 79, 80 e 81, pone una distinzione tra una promessa di matrimonio “semplice”, che consiste sostanzialmente in una dichiarazione di volersi frequentare con obiettivo di sposarsi ed una promessa “qualificata” in quanto trasfusa in un atto pubblico o in una scrittura privata, ovvero risultante dalla richiesta di pubblicazione.

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Sia l’una che l’altra non obbligano a contrarre matrimonio, ma mentre la prima, in caso di inadempimento, vincola esclusivamente alla restituzione dei doni fatti in vista del matrimonio (art. 80 codice civile), la seconda in caso di inadempimento (ovvero di rifiuto “senza giustificato motivo” dell’altro promittente”) obbliga al risarcimento dei danni per le spese fatte e per le obbligazioni contratte in vista del matrimonio, purchè naturalmente queste risultino corrispondenti alle condizioni delle parti.
Tali spese ed obbligazioni devono essere direttamente inerenti al progettato matrimonio e proporzionali per la loro entità, alla posizione o alla potenzialità economica degli stessi promittenti con esclusione, quindi, dei pretesi danni morali e psicologici conseguenti alla mancata celebrazioni del matrimonio.
Sono state considerate risarcibili le spese strettamente connesse alla celebrazione del matrimonio, le spese contratte per arredamento della futura casa coniugale, le spese di viaggio e delle pubblicazioni.

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I giusti motivi che fanno venire l’obbligo di risarcire le spese e le obbligazioni nascenti da tale promessa di matrimonio a titolo esemplificativo, sono; i casi di perdita dell’impiego o del fallimento, l’esistenza di una grave malattie anteriormente ignorata, la persistente mancanza di un lavoro stabile cui era stato peraltro subordinato l’impegno di contrarre matrimonio. In generali possono essere ricomprese in tale categoria “ogni seria ed apprezzabile ragione contraria alle nozze” oppure “tutte quelle circostanze che se conosciute al momento della promessa, avrebbero dissuaso i promittenti a concluderla”. La domanda finalizzata ad ottenere il risarcimento dei danni deve essere presentata entro un anno dal giorno del rifiuto di celebrare il matrimonio.

[Foto copertina via Shutterstock, VGstockstudio]

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